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ZALANDO: I NUMERI DEL NOSTRO DISASTRO

ZALANDO: I NUMERI DEL NOSTRO DISASTRO

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ABBIAMO PROVATO A VENDERE SU ZALANDO MA… ABBIAMO COMMESSO UNO DEI PIÙ GRANDI PASSI FALSI (AMBIENTALI ED ECONOMICI) DELLA NOSTRA STORIA.

Antefatto.

Ragionamento che ne è conseguito.

Abbiamo valutato sin da subito come decisamente costoso il servizio ma, al tempo stesso, potenzialmente utile per vendere quel poco stock disponibile a magazzino. Sin dalla prima produzione abbiamo infatti deciso di non produrre merce da tenere a stock se non l’assortimento necessario a servire il nostro sito web ed i nostri temporary store. Ma si sa, tra resi, cambio taglie e qualche ordine non spedito ai clienti fisici che nel frattempo hanno abbassato serranda (dato il periodo non certo roseo per il comparto), l’idea di vendere su Zalando ci è sembrato un modo intelligente per ridurre i 2.000 capi circa disponibili a magazzino.

Inciso.

SEAY ha alle spalle una storia fatta di 5 collezioni estive e 4 collezioni invernali. Se dividiamo quindi i 2.000 capi a stock per le 9 stagioni di vita… i 220 capi circa residui di ciascuna stagione sono un numero molto molto basso. Ma sempre 2.000 pezzi a magazzino sono.

Ma ritorniamo al ragionamento.

Dunque, una piattaforma che ci permette di vendere prodotti di stagioni passate, disponibili a magazzino, a prezzo pieno (non abbiamo applicato nessuno sconto ai prodotti venduti sui marketplace – neppure durante il periodo dei saldi) e in aree geografiche da noi poco presidiate ci è sembrata un’idea intelligente. Se ti definisci un brand sostenibile devi avere magazzini quanto più ridotti possibile e, qualora avessi un po’ di stock, dovresti evitare di svendere i tuoi prodotti. Non siamo forse tutti d’accordo su queste due regolette fondamentali per ridurre l’impatto ambientale di un’azienda? In generale ben si applicano a qualsiasi business che vuole mantenere un equilibrio economico decente, ma sappiamo tutti che nel tessile/abbigliamento si è purtroppo spinti a lavorare in maniera controintuitiva.

La decisione.

Ad Aprile abbiamo chiuso un round di finanziamento e abbiamo quindi incassato le risorse necessarie ad avviare Zalando. WOW, si parte, scateniamo Zalando.

Aprile 2024.

Com’è andata.

Scattati i capi come richiesto, trasmesso le schede prodotto come richiesto, definito il flusso logistico, nell’arco di un mese circa abbiamo iniziato a vendere i primi capi.

Abbiamo iniziato piano perché abbiamo proposto ai clienti Zalando solo capi estivi e perché ci vuole qualche tempo prima che l’algoritmo cominci a fare il suo lavoro e a indicizzarti meglio sul marketplace.

Maggio: 7 pezzi venduti con 0 resi. Ottimo!
Giugno: 45 pezzi venduti con 13 resi (28,9%). Ok
Luglio: 41 pezzi venduti con 17 resi (41,5%). Hmmmm

Secondo inciso.

La percentuale di reso relativo agli acquisti on-line per il settore moda è pari al 54% per il mercato tedesco (Fonte: Osservatorio Mondo Retail, dato 2023). Perché parliamo del mercato tedesco? Perché non utilizzando la logistica di Zalando ma il proprio magazzino, si ha la possibilità di vendere principalmente in Germania ed in Svizzera.

Agosto: 232 pezzi venduti con 132 resi (56,9%). Oh no!
SETTEMBRE: 37 PEZZI VENDUTI CON 116 RESI (313,5%). SHIT

Terzo inciso.

Il cliente Zalando ha 100 giorni per poter restituire la merce acquistata e quindi in settembre abbiamo registrato più resi che vendite a causa dei resi degli acquisti effettuati nei mesi precedenti.

Riassumendo i 5 mesi di cui abbiamo dato evidenza: 362 pezzi venduti con 278 resi (76,8%)

Insight (prima di arrivare ai dati economici).

Ciascun cliente Zalando, ha la possibilità di indicare il motivo per il quale effettua il reso del prodotto acquistato. Si può scegliere tra diverse voci tra le quali: il prodotto è diverso da come me lo immaginavo, il prodotto è troppo piccolo, il prodotto è troppo grande, il prodotto è falso, il prodotto non mi piace.

La pratica di indicare la causa del reso non comporta in nessun caso l’addebito del costo del reso al cliente, reso che rimane in ogni caso gratuito. Alcuni tra i capi restituiti sono stati resi perché, secondo chi ce li ha rispediti al mittente erano contraffatti. Ovviamente avendo spedito i nostri capi dal nostro magazzino, tutti i capi spediti sono originali. Sarebbe davvero figo che qualcuno in giro per il mondo contraffacesse capi di SEAY alla stregua di capi di Gucci o Prada perché vorrebbe dire che siamo super cool… ma, si sa… Gucci e Prada vengono da Marte, SEAY da venere.

Già dai primi ordini ricevuti abbiamo scoperto che il cliente di Zalando compra solitamente lo stesso articolo in 3 taglie: quella che ritiene presumibilmente corretta, quella più grande e quella più piccola. Questo per essere sicuro di aver acquistato almeno un capo in taglia corretta. Ed ecco spiegato il motivo di resi così alti. Nel nostro caso la maggioranza degli ordini prevedeva 2 bra e 2 slip da donna, ciascuno in 3 taglie per un totale di 12 pezzi spediti e, di conseguenza, 10 pezzi resi entro 100 giorni.

Tiriamo le conclusioni economiche.

Tiriamo le conclusioni ambientali.

I capi spediti ai clienti Zalando seguono questo iter: vengono spediti al partner in un unico box. Una volta ricevuto il box, vengono spediti singolarmente ai clienti. Ciascun cliente ha poi rispedito il proprio reso al centro logistico del partner che a sua volta ha consolidato i resi per rispedirceli una volta al mese.

4 spedizioni per il 76,8% degli ordini ricevuti. 2 spedizioni per il 23,2% degli ordini.
Un disastro ambientale in termini di emissione di Co2.

Abbiamo fallito.

Considerati quindi i nostri buoni propositi di smaltire lo stock nel modo migliore possibile per un’azienda sostenibile (a prezzo pieno, rivendendoli a clienti finali come capi non di «vecchie stagioni») abbiamo fatto un casino. Abbiamo ridotto lo stock disponibile di una quantità irrisoria di capi, abbiamo fatto volare e trasportato su gomma merce avanti e indietro per l’Europa per niente e abbiamo letteralmente buttato nel gabinetto una cifra enorme (per le nostre casse).
Se non è un fallimento per SEAY questo, non sappiamo come altro definirlo.
Un disastro ambientale ed economico.

Grazie al modello ZALANDO ha fallito il genere umano (nella sua declinazione di consumatore).

Non siamo gli unici ad aver fallito in questa triste, tristissima storia. Ha fallito il genere umano che, con la complicità del modello di business offerto da Zalando, cercando di rincorrere la praticità di un acquisto effettuato con due click dal divano di casa, ha generato un conto ambientale salatissimo.

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grazie al Modello Re3

Il Modello Re3 è un modello di economia circolare ideato per ridurre l’impatto ambientale dei capi usati.

Come partecipare

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