PRENDENDO SPUNTO DA UN BEL POST PUBBLICATO DA @WILL_ITA QUALCHE GIORNO FA, ABBIAMO CALCOLATO COME LE VARIE VOCI DI COSTO INFLUISCONO SUL PREZZO FINALE DI UNA NOSTRA T-SHIRT.
Non ci sono molti segreti da custodire circa il fatto che il nostro prezzo al pubblico sia quasi 5 volte il prezzo di una t-shirt di un qualsiasi brand di fast fashion (49 € vs 10€) ma a cosa è dovuta tale differenza? Essere un brand sostenibile fa davvero la differenza?
Non siamo ovviamente minimamente competitivi da un punto di vista commerciale ma questo ci permette di uscire con determinazione dalle logiche “usa e getta” delle catene di fast fashion.
Rispetto ai brand di fast fashion dove solamente il 6,3% del prezzo del prodotto è imputabile alla produzione del capo stesso, nel nostro caso il costo di produzione assorbe il 30,4% del costo finale al pubblico!

A fare la differenza sostanziale sono due voci per noi fondamentali:
– una produzione pressoché totalmente italiana. La manodopera che produce le t-shirt SEAY è soggetta a norme sul lavoro (sicuramente migliorabili) ma tra le più avanzate a livello globale ed in grado di assicurare un salario minimo decoroso e condizioni di lavoro decorose ai lavoratori impiegati in produzione… il tutto a favore di una vera sostenibilità sociale;
– la qualità dei materiali e delle lavorazioni: riciclati o organici ma, nella totalità dei casi, certificati. Grazie all’aiuto dei nostri fornitori ci stiamo adoperando per ridurre quanto più possibile l’impiego di chimica e di stampe nocive alle persone e all’ambiente a vantaggio della sostenibilità ambientale.

Ovviamente il margine che ci resta in tasca alla fine del processo è bassissimo, appena lo 0,5% del prezzo al pubblico rispetto al 13% di margine trattenuto dalle catene di fast fashion. Tale risultato è principalmente imputabile ai quantitativi limitati che produciamo. La nostra produzione si basa infatti sugli ordinativi raccolti dai nostri clienti multimarca e su di uno stock molto basso a copertura delle esigenze del nostro sito web. Tale logica ci permette di produrre esattamente quello che ci serve, non un pezzo in più (questa strategia ha delle fortissime ripercussioni negative per la nostra marginalità ma assolutamente positive per l’ambiente).
Attratti da prezzi così bassi e piegati alla pigrizia alimentata dalla capillarità distributiva delle catene di fast fashion la domanda che dovremmo porci come un mantra ogni qual volta decidiamo di acquistare un nuovo prodotto è sempre la stessa: “Quale è il vero costo – non solo economico – del prodotto che sto acquistando?“.
Nel nostro caso lo mettiamo in chiaro e lo condividiamo con voi.

